ALICE LOST AND FOUND
di Claudia Della seta, Adiva Geffen e Zeev Kelaty.
Ha debuttato il 6 agosto 2011 al Teatro Arabo Ebraico di Jaffa, Tel Aviv.

Alice ha perso casa. È scappata.
Da cosa, lo intuisce ma non lo sa spiegare.
Dove sta andando, non ne ha idea.

Il paese delle Meraviglie è l’Italia dei nostri giorni. Alice è una ragazza filippina che arriva da noi in fuga da qualcosa o da qualcuno che intuisce ma non sa spiegare. Si mette a fare la badante e si imbatte in personaggi della nostra memoria storica e del nostro inconscio collettivo. Ad un certo punto, però, riceve una lettera con la notizia che nel paese che ha lasciato sua sorella gemella è sparita. Rapita forse dai ribelli fondamentalisti che hanno preso il potere. Alice impazzisce. La lontananza e la paura per le persone amate le fanno perdere la ragione. La scena si popola di creature sinistre e nemiche che spuntano dagli oggetti più quotidiani. Comincia un incubo terribile, che tuttavia si trasforma man mano in un sogno audace e coraggioso. Alice perde sì la ragione a causa di un trauma, ma acquista una forza enorme. La forza di sognare. Lewis Carroll inventa il nonsense. Anche nella nostra società guardiamo assurdità che non riusciamo a vedere. Alice, che guarda con occhi di chi scopre un posto nuovo, ci aiuterà a guardarci allo specchio. A volte quello che vedremo ci farà ridere, altre volte ci farà paura. Forse, non è Alice a essere psicotica, bensì la società in cui viviamo.

Questa è la storia di un percorso: il mio. Un percorso che si intreccia con quello di altre persone che hanno lasciato il loro paese: immigrati e figli di immigrati. Ho scritto Alice perché volevo esplorare cosa succede nella mente di una persona che cambia paese, per amore o per forza. Volevo capire come si difende la nostra psiche quando tutte le sicurezze crollano, come e quando si perde totalmente nel buio, come e perché riesce a ritrovare un pezzettino di luce. Nella scrittura collaboro con la preziosa autrice Adiva Geffen, che per me rappresenta un grande incontro umano e professionale. Conosco i “lavoratori stranieri delle chiese abusive”, come si chiamano a Tel Aviv. Ci vado ogni sabato a sentirli cantare alle funzioni di preghiera, cantano da brivido. Diventano il cast di Alice insieme ai diplomandi del terzo anno del corso per attori del Kibbutzim College of Education. Man mano, lo spettacolo diventa un musical dark. Un’Alice punk, manga, impazzita e ritrovata. Un’Alice che riesce ad attraversare il tempo, trascinata per mano da mani invisibili. Claudia Della Seta

“Da noi quando si corre come abbiamo corso noi si arriva in un altro posto!
Davvero? Ma che posto lento!”
Lewis Carroll

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